Ritenere che, in un "ambiente ostico" come quello dell'automobile, non si possano applicare tutti i concetti acquisiti sino ad ora è, di per se, un errore.

L'abitacolo dell'auto è certamente uno spazio molto particolare: rumori di fondo lo invadono perennemente, gli spazi per ospitare le varie elettroniche sono ridotti al minimo e la disposizione delle casse acustiche non può essere fatta a proprio piacimento ma, al contrario, occorre rispettare precise caratteristiche fisiologiche proprie dell'autovettura.
Nonostante tutto ciò, però, la realizzazione di un impianto Hi-Fi all'interno di un auto non è solo possibile, ma (ed è un dato di fatto) si riescono ad ottenere con successo impianti audio di qualità molto elevata.
Come sempre la questione è che DIPENDE da come vengono fatte "le cose".

Infatti, se è vero che l'abitacolo offre numerosissimi svantaggi rispetto un ambiente tipicamente domestico, è altresì vero che regala anche qualche inaspettato vantaggio... ad esempio gli utenti che ascoltano la musica sono sempre nello stesso punto! Può sembrare un dettaglio banale ma non lo è affatto: in questi termini, infatti, è possibile adattare perfettamente il suono presso uno o più punti d'ascolto che rimangono sempre fissi.

Analizziamo, quindi, un tipico impianto Hi-Fi Car escludendo a priori (volutamente) le configurazioni troppo modeste (e quindi non accreditate di sufficiente qualità) ma anche le configurazioni "da gara" o, comunque, troppo spinte per le quali il livello reale d'interesse spesso non supera quello della semplice curiosità: ci concentreremo sulla realizzazione di un impianto Hi-Fi accessibile a tutti rimandando ad altri Siti progetti più ambiziosi che pretendono l'investimento di svariate migliaia di euro per la loro realizzazione.

Ecco quella che potremmo definire la classica "configurazione tipica":
- un amplificatore finale di potenza dedicato ai diffusori;
- un amplificatore finale di potenza che si occupa del subwoofer.
- per quello che riguarda i diffusori all'interno dell'abitacolo troveremo, nei posti anteriori, woofer incassati nelle portiere (evidenziati dal colore rosso in figura) e tweeter (evidenziati dal colore verde in figura) sistemati rigorosamente ad "altezza orecchio".
Posteriormente possono essere sufficienti anche woofer a due vie con tweeter integrato.
Nel portabagagli troverà spazio il classico subwoofer (evidenziato dal colore viola in figura):
 


Una combinazione più modesta della nostra "configurazione tipica" non è in grado di offrire buoni risultati.

Classico anche lo schema di collegamento che interfaccia la nostra sorgente musicale (autoradio) a tutte le elettroniche necessarie al corretto funzionamento.
Dall'autoradio escono tre segnali:
1)Segnale dedicato ai canali FRONT (che va ad accoppiarsi al finale di potenza dedicato agli altoparlanti);
2)Segnale dedicato ai canali REAR (anch'esso destinato al sopracitato finale di potenza);
3)Segnale dedicato al subwoofer (che va ad accoppiarsi al finale di potenza dedicato al subwoofer):
 


L'amplificatore dedicato agli altoparlanti si occuperà di controllare i woofer e i tweeter dei canali FRONT (opportunamente crossoverizzati) e gli altoparlanti dei canali posteriori (REAR).
L'amplificatore dedicato al subwoofer, invece, avrà solamente il compito di alimentare, appunto, il subwoofer:
 


Abbiamo evidenziato che gli amplificatori vanno opportunamente crossoverizzati. Ma che significa?

Il concetto di "crossovering" è semplicissimo: crossoverizzare un segnale vuol dire, sostanzialmente, dividerlo.

Come abbiamo già avuto modo di trattare nel capitolo "Componenti" ogni diffusore (tweeter, mid, woofer o subwoffer) è stato progettato ed ottimizzato per un determinato range di frequenze. Negli impianti domestici questa delicatissima operazione di "divisione e assegnazione del segnale" (di crossovering, appunto) è completamente trasparente all'utente: ai diffusori acustici giungono direttamente i cavi di corrente e la procedura di crossoverizzazione avviene automaticamente all'interno delle (grandi) casse acustiche secondo certe predeterminate specifiche imposte dal produttore dei diffusori.

All'interno dell'automobile, invece, è l'amplificatore finale di potenza che si arroga il diritto di effettuare le operazioni di assegnazione del tipo di segnale in base alle frequenze poiché le casse acustiche "non esistono" ma vengono montati direttamente i diffusori "nudi e crudi".

Facciamo un esempio chiarificatore.
Consideriamo il segnale di uscita FRONT della nostra autoradio. Il segnale "originale" conterrà tutte le frequenze (per semplicità supponiamo di disporre di tutte e sole le frequenze della gamma udibile) quindi avremo una risposta in frequenza che parte da 20Hz per giungere ai 20 KHz.
Come prima cosa, molto spesso, è opportuno far intervenire un filtro taglia basso (o passa alto) per eliminare le frequenze al di sotto di un certo range (nel nostro esempio vengono tagliate le frequenze al di sotto dei 60Hz): i woofer incassati nelle portiere non sono adatti a riprodurre frequenze così basse e potrebbero danneggiarsi a volumi d'ascolto molto elevati.
A questo punto il nostro segnale risulta già modificato e "tagliato in basso". La sua risposta in frequenza sarà quindi: da 60Hz a 20KHz.
Ecco che interviene il crossover che divide il segnale orientando le frequenze ai woofer e ai tweeter in base alle specificità di questi ultimi. Nel nostro esempio al woofer verrà destinata una risposta in frequenza da 60Hz a 500Hz mentre al tweeter una risposta in frequenza da 500 Hz a 20KHz:
 


Le operazioni ci crossoverizzazione sono diverse per ciascuno dei tre canali di uscita della nostra sorgente: FRONT, REAR e SUB.
In realtà tra i canali FRONT e REAR le differenze sono minime e dipendono dal tipo di diffusori che vengono installati nelle portiere posteriori: se la coppia di diffusori è identica a quella utilizzata nelle portiere anteriori saranno identici anche i criteri di crossoverizzazione adottati per il canale FRONT. Se, al contrario, si utilizzano (ad esempio) woofer a due vie non sarà necessaria nessuna operazione di crossoverizzazione: le frequenze vengono gestire automaticamente dal sistema a "due vie" che non fa altro che utilizzare un proprio crossover interno "fisso":
 


Il settaggio è invece molto diverso per quello che concerne il canale SUB.
L'operazione di crossoverizzazione, in questo caso, è molto più delicata in quanto essa determina in maniera decisiva l'efficienza del nostro subwoofer.
Dal canale SUB dell'autoradio esce, di solito, un segnale che non ha una limitazione verso le basse frequenze mentre risulta essere già "tagliato in alto" (tipicamente intorno ai 200Hz circa).
Il segnale arriva, quindi, al finale di potenza che ha il compito di decidere la frequenza di crossover.
Qui entrano in gioco l'esperienza e il gusto personale dell'utente accoppiati alle caratteristiche fisiologiche del subwoofer che si ha a disposizione.
Un taglio "più alto", infatti, (tipicamente intorno ai 200Hz) offre una resa maggiore al subwoofer (proprio perche gli assegna una porzione maggiore di frequenze) mentre un taglio più basso, al contrario, (ad esempio intorno agli 80Hz) consente di avere un basso più corposo a fronte di una resa minore.
Diciamo che non esiste un taglio di frequenza di crossover "perfetto" e che il tutto dipende molto dal gusto personale:
 


Una volta sistemati i parametri di crossover occorre stabilire il valore di guadagno del finale di potenza.
Di solito c'è un piccolo potenziometro lineare o un potenziometro a vite che viene regolato dall'utente a piacimento: ad un valore alto corrisponde un coefficiente di amplificazione elevato.

Ovviamente gli amplificatori sono di vario genere e di diverse dimensioni ma, per riassumere, si possono schematizzare le principali funzioni nel disegno riportato di seguito (esempio di un amplificatore a 4 canali):
 


Come si può notare sono raggruppati tutti i dispositivi che abbiamo analizzato: ingressi RCA (divisi per canale frot e rear), uscite dedicate agli altoparlanti (divisi tra woofer e tweeter), potenziometro relativo al guadagno, selettori per la frequenza di crossover (divisi per canale frot e rear), ingresso per il comando remoto (serve ad accendere l'amplificatore quando si attiva l'autoradio) e l'immancabile led di corretto funzionamento.

La nostra ipotetica configurazione standard dovrà, ora, essere affidata ad una sorgente di segnale adeguata.

La qualità dell'autoradio è di importanza vitale e non può assolutamente essere frutto di compromessi se si vuole ottenere un buon livello sonoro. E' proprio sulla sorgente che conviene investire: se si ha a disposizione un budget limitato meglio acquistare una buona autoradio e aspettare nell'acquistare il resto dell'impianto, girando per un po' con i diffusori di serie (più facile dirlo che farlo).

In commercio non esistono, a dire il vero, molte marche di autoradio che realizzano prodotti di fascia alta e la tentazione di venire abbindolati da prodotti con mille luci, led, collegamenti multipli, display LCD da 10 pollici, lettori DVD, navigatori satellitari e quant'altro è sempre latente in ogni assiduo utilizzatore dell'automobile.
E' bene mettere in evidenza che, in queste pagine, stiamo trattando un argomento ben diverso. Desideriamo, infatti, porre la nostra attenzione su prodotti che servono, prima di tutto, AD ASCOLTARE BENE LA MUSICA.

Anche in questo caso ci serviremo di un esempio pratico, descrivendo una delle sorgenti PELLONIWEB adottate sulle nostre auto.
Alpine CDA-117Ri: un Prodotto espressamente progettato per gli appassionati di musica.
Questa sorgente gestisce varie fonti (CD, Tunner, DAB, Iphone ecc) ma la prerogativa dell'autoradio è l'eccellente qualità audio ottenuta grazie ad un sofisticato convertitore DAC a 24 bit ed a componenti di alta qualità molto selezionati coadiuvati da un processore sonoro in grado di elaborare il suono intervenendo su vari parametri quali la correzione temporale digitale, l'equalizzazione parametrica e l'equalizzazione grafica:
 


Ecco la visione "rear" dell'autoradio: vediamo evidenziate le famose tre uscite (FRONT, REAR e SUB) di cui abbiamo parlato e il raffinato sistema di ventilazione forzata.



Un prodotto di questo tipo è in grado di soddisfare anche gli utenti più esigenti: grazie al processore sonoro gli interventi che possono essere fatti sulla qualità del suono sono davvero notevoli:



L'abitacolo dell'auto, infatti, esattamente come un salotto di casa, presenta numerosi problemi acustici legati alla fattezza, ai materiali e alla disposizione di diversi oggetti nello spazio.
L'interno dell'auto contiene molti materiali che distorcono e degradano attivamente il suono: i finestrini amplificano e riflettono le alte frequenze, i sedili e i copri plancia modificano alcune frequenze e i tappetini assorbono e sopprimono le frequenze medie:



In auto, poi, si aggiunge un'altra importante variante da tenere in considerazione: l'utente (il guidatore) non è mai disposto in modo simmetrico rispetto i diffusori acustici a differenza di una situazione domestica:



Queste breve analisi dimostra come, all'interno di un abitacolo di un'automobile, i "problemi ambientali" sono molto più complessi di quelli che, tipicamente, si possono riscontrare in un ambiente domestico.
Di conseguenza occorre un elevato grado di raffinatezza nelle elettroniche che gestiscono l'audio per poter raggiungere un equivalente livello di eccellenza sonora.

Schematizzando, ecco cosa non deve mancare in un prodotto che potrà regalarVi piena soddisfazione:

1)In primis deve essere presente un sistema di equalizzazione (che abbiamo già analizzato nel capitolo "Componenti"). Un buon equalizzatore digitale DI QUALITA' risolve la maggior parte dei problemi.
Nel nostro caso l'Alpine CDA 117Ri offre la possibilità di scegliere tra un'equalizzazione di tipo grafico o parametrico.
Le frequenze che vengono gestite sono:
- equalizzazione grafica: 80Hz, 250Hz, 500Hz, 1 KHz, 4 KHz, 8 KHz e 16 KHz con interventi di ± 12dB.
- equalizzazione parametrica: 1/3 di ottava con gruppi di frequenza di 63Hz-200Hz, 160Hz-1 KHz, 630Hz-4 KHz, 1,6 KHz-10 KHz e 10 KHz-17,5 KHz.

2)Un buon sistema di conversione DAC: è fondamentale per riprodurre fedelmente un CD restituendo la dinamica in pieno.

3)Il controllo del guadagno del subwoofer in plancia: la differenza tra sfruttare sempre in modo adeguato il Vostro subwoofer e non poterlo fare.
In caso contrario, infatti, occorrerà settare il guadagno del subwoofer ad un volume medio e, nelle tracce in cui le basse frequenze non sono molto pronunciate, non potrete sfruttare a pieno il sistema sub. Tramite il controllo in plancia, al contrario, sarà sufficiente settare il giusto intervento di guadagno del sub per ogni CD e il gioco è fatto: l'impianto si adatterà nel migliore dei modi.

4)Semplicità nei comandi: non mille pulsanti ma pochi e ben visibili durante la guida.

5)Un buon sintonizzatore: non è indispensabile ma fa sempre piacere poter ascoltare le stazioni radio rimanendo ben agganciati...

6)Caratteristiche tecniche dichiarate dal costruttore che rispettino un minimo standard qualitativo.
Nel nostro caso, ad esempio:

Risposta in frequenza: 5-20 k ±1 dB
Separazione canali:(1kHz) : 85dB
Dynamic Range (1kHz) : 95 dB
Distorsione armanoca totale(THD) : 0.008% (at 1 kHz)
Wow & Flutter(%WRMS) : B.M.L.
Oversampling : 8x/352.8 kHz
Audio Signal-to-Noise (S/N) : 105 dB

7)Sempre e comunque un CD di qualità, che sia stato masterizzato a regola d'arte (la questione è stata trattata nel capitolo "Estrazione Audio") o, in alternativa, un supporto originale.

Detto questo... ci auguriamo di avere "fatto luce" all'interno di un universo peraltro cosi vasto, dove opinioni, gusto personale e filosofie di pensiero determinano un apparente caos (ma forse è proprio questo il bello) che paradossalmente consente però di mantenere le proprie diversità in una società che, in taluni casi, sta tentando di annullarle progressivamente.

Se avete dubbi o desiderate avere un consulto per la realizzazione del Vostro impianto Hi-Fi la PELLONIWEB è, da sempre, a disposizione della Community: condividere le belle esperienze fa bene alla vita!



 




 


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