Quest’estate mi sono impegnato per allargare i miei orizzonti e ho voluto assecondare il mio desiderio di sperimentare latitudini per me piuttosto inusuali: quest’anno estate 2019 al sud Italia!

Ovviamente… un “viaggetto” organizzato come si deve con prima tappa a L’Aquila!

Macinando chilometri, appena oltrepassato il tratto ormai ben conosciuto in prossimità delle uscite di Rimini, la morfologia inizia a cambiare e le colline iniziano a prendere il sopravvento.
Le strade non sono più “banali”: abbandonano la loro semplice funzione di supporto per la viabilità per diventare, invece, protagoniste di intriganti tragitti tra colline di particolare bellezza. Configurate in un sali - scendi quasi costante conferiscono una piacevole “ondulabilità” che culla, quasi, il guidatore.

L’Aquila è una città bellissima.
A chi, come me, non l’aveva mai vista trasmette una sensazione di unicità: un mix particolare di vivacità e voglia di vivere espresse senza manifestare alcuna rinuncia alle proprie radici, alla propria storia e alle proprie tradizioni.

Passeggiando per le strade del centro non si può non rimanere sorpresi da come, questa Gente, abbia avuto (e sta avendo!) la forza di reagire con virile orgoglio alla natura che qui si è accanita con particolare ferocia una decina di anni fa; dagli sguardi delle Persone e dai discorsi che si colgono per strada si percepisce il messaggio dei cittadini dell’Aquila che è questo: ”noi non ce ne andremo, noi rimarremo qui, noi ricreeremo tutto quello che c’è da creare e lo creeremo anche meglio di prima!”.

In questo periodo i locali di ristorazione la fanno da padrone: pub, ristoranti e bar sono ovunque; la gente è giovane e si passeggia volentieri.
E quindi… come non immergersi in questa “movida”?
Tanto per iniziare con il piede giusto assaggio, in compagnia di Amici, i rinomatissimi arrosticini in uno dei più blasonati ristoranti del centro: Arrosticini Divini (E' possibile consultare la Recensione del Locale nella sezione "Recensioni" del Sito Web).
Sensazionali.




Eh però… vivere in Abruzzo significa anche vivere di sport: qui tutti, più o meno, praticano qualche attività (la catena del Gran Sasso, del resto, non è li per caso).
Ho voluto sperimentare di persona la struttura di questa catena appenninica e ho beneficiato della funivia che percorre il primo tratto.
Arrivati in cima presso il rifugio situato nel versante occidentale di Campo Imperatore si riesce bene a cogliere quelle che sono le opportunità di carattere escursionistico:









I sentieri meritano assolutamente: sono proprio “quelli giusti” e non sembrano particolarmente aspri; belli dal punto di vista paesaggistico e disponibili per diversi livelli di esperienza e forma fisica.
Qui mi sono fatto una promessa: l’anno prossimo ritornerò e conquisterò le vette più belle.

L’istinto ci porta a spingerci presso il rifugio Mandolò per gustare un veloce pranzetto (E' possibile consultare la Recensione del Locale nella sezione "Recensioni" del Sito Web) e l’opportunità si rivela essere molto azzeccata: ottima qualità del cibo gustata sullo sfondo di una vista mozzafiato accarezzati da un’arietta fresca all’ombra di simpatici alberelli; davvero non so cosa si possa pretendere di più…
 






E… tra aperitivi in centro e cene in ottimi ristorantini (tipo il Makkaroni per il quale E' possibile consultare la Recensione del Locale nella sezione "Recensioni" del Sito Web) pianifichiamo una piccola escursione a Rocca Calascio, una rocca situata nel territorio del comune di Calascio, ad un'altitudine di 1460 metri s.l.m., poco sopra il paese. Compresa nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, è conosciuta per la presenza del castello, tra i più elevati d'Italia, e dell'antico borgo medievale sottostante, ancora oggi abitato, considerata uno dei simboli dell'Abruzzo.

A partire dagli anni ottanta poi il comprensorio aquilano del Gran Sasso, ed in particolare la rocca di Calascio, sono stati utilizzati come ambientazione per numerosi film. Il primo lungometraggio è Amici miei - Atto IIº, girato nel 1982, poi è stata la volta di Ladyhawke (USA, 1985) e, nel 1986, ha ospitato il cast de Il nome della rosa… niente male no?

Una volta arrivati in prossimità della base del borgo è possibile beneficiare di un bus navetta per evitarsi i 3,5Km di salita… ma la navetta è una soluzione per vecchi e quindi consiglio di percorrere il sentiero escursionistico che arriva fino in cima.
Con un buon paio di scarpe (ed una maglietta di ricambio) ci si gode il panorama pienamente soddisfatti.
 




Per le stradine del borgo ci si può rifocillare facilmente prima di riaffrontare la discesa.
 






I giorni si susseguono e quindi può accedere, un certo pomeriggio, di assistere ad una festa di matrimonio come la fanno da quelle parti! Dal momento che, casualmente, ci “si trova in zona”… un sacco di invitati… un pomeriggio caldo… ci si immerge in questo invitante buffet dove è presente ogni ben di Dio! Una serie infinita di antipasti che sono in grado di mettere a dura prova anche le buone forchette come me.

Un’occhiata al menù del pranzo di nozze fa rimanere basiti: quello che, secondo me, sarebbe stato più che sufficiente per appagare un generoso appetito (il buffet a base di pesce, formaggio, affettati e frittura di ogni tipo) sul menù corrisponde SOLO ALLA PRIMA RIGA DI TESTO DELL’ELENCO!
Da non credere.




Aimè… salutare gli Amici dell’Aquila non si è rivelato indolore.
Tutte le Persone che ho conosciuto si sono dimostrate di signorile ospitalità: dalla prima all’ultima.
Sicuramente ritornerò… perchè in Abruzzo non ci sono solo paesaggi belli ma anche, e soprattutto, belle Persone.

Il viaggio prosegue e si punta verso Salerno!

Incredibilmente il traffico è quasi inesistente e i chilometri volano.
Giunti all’imbarco della nave Caronte & Tourist (il nome sarà una coincidenza…?) la puntualità e l’organizzazione mi sconvolgono e mi lasciano di sasso: mi aspettavo tutt’altro…

La traversata ha una durata prevista di 9 ore e la sistemazione, sul ponte, è più che dignitosa…
 


Buona la climatizzazione, bar sufficientemente fornito e servizi igienici addirittura profumati; assolutamente nessun rollio a bordo durante la traversata. Certo: è presente un costante brusio di fondo ed è praticamente impossibile riposare… ma del resto, senza cabina, non è possibile pretendere di più.
In ogni caso una "mini crociera" in mare è sempre una bella avventura (se vissuta non troppo spesso):
 


E così tra qualche chiacchiera ed un panino gustato con ottima bresaola con pane procurato al famoso forno di San Gregorio (all’Aquila)… il tempo vola e sbarchiamo a Messina con un’ora (dico un’ora) di anticipo rispetto la tabella di marcia.




Giornate di sole cocente al SUD… e, anche se il caldo viene percepito in modo diverso da come siamo abituati dalle “nostre parti” (con tassi di umidità al limite del possibile), il sole della Sicilia si fa sentire e non scherza.

L’ideale per cimentarsi nella visita di un paio di borghi che sono stati citati tra i più belli d’Italia.

In primis: Castroreale.
Il Paese sorge sul colle Torace, un rilievo dei monti Peloritani nord-occidentali.
Parcheggiare qui è davvero arduo cosi come lo è arrivare in cima… la pavimentazione lastricata non aiuta la trazione e bisogna fare attenzione (qui non esiste un’auto sana) sia alle dimensioni delle strade che alle loro pendenze piuttosto decise.
 




Il tessuto urbano è d'impronta medievale con strade e viuzze strette e ripide che si aprono su piccole piazze dalle quali si può godere dei molteplici panorami che si dispiegano tutt'intorno al paese.











Visitiamo un po’ tutto il Paese e ci concediamo anche un buon caffè nel locale top della piazza.
Qui la gente è magra e non perché fa palestra: lo si diventa e lo si rimane per forza con tutti quei gradini… e salite… e discese: non c’è un metro in piano!




Decidiamo di rimanere sul pezzo e di fare “indigestione” di borghi e proseguiamo la visita dirigendoci verso Montalbano Eliconi.
 


La strada… è una di quelle da percorrere UNA SOLA VOLTA nella vita perchè una volta basta e avanza. Fidatevi.

A parte le curve ripide percorse su strade strette oltre ogni immaginazione… ci si imbatte in un concetto di cartografia un po’ strano da queste parti.
Ecco, per fare un esempio… come la cartografia GPS fa visualizzare, all’ignaro conducente, l’attraversamento di un torrente utilizzando (come sarebbe ovvio aspettarsi) il tratto del ponte che lo attraversa:
 


Peccato che il ponte NON ESISTA ma, al suo posto, sia presente… il nulla: solo il letto del fiume… sterrato… che bisogna attraversare letteralmente da parte a parte sprofondando prima in discesa e poi in salita come natura ha creato:
 


Immaginate di attraversare il Po, quando è in secca, da parte a parte direttamente sul letto del fiume.
Inutile dire che se avessi avuto una normale auto non sarei stato in grado di affrontare la rotta…

Giunti alla cittadina si è talmente sconvolti dal tragitto che si è disposti a fare qualunque cosa e a spendere qualunque cifra per un caffè e un qualcosa da bere.
Una volta che si è riusciti a riacquistare la capacità di ragionare… ci si rende conto della presenza, nella parte antica dell'abitato, di un antico castello (che fu residenza estiva di re Federico III di Aragona). Una passeggiatina in salita (tanto per mantenere allenate le gambe) ed ecco il Castello; lo visitiamo!
 












Per il ritorno decidiamo di cambiare strada: troppo dura all’andata!
Costringiamo il ricevitore GPS a fornirci un’alternativa e “lui”… fa il suo dovere: ci ritroviamo, però, ad affrontare una strada addirittura peggiore di quella affrontata all’andata!
La discesa è così ripida che mi vedo costretto ad utilizzare il dispositivo HDC (hill descent control) che – ovviamente – non avevo mai utilizzato in vita mia:
 


Immagino, per un attimo, la discesa affrontata in moto (credo che sarebbe impossibile da affrontare) o con un'auto non in condizioni perfette: è molto probabile che non sarei riuscito a descrivere l’accaduto…




Nemmeno il tempo per metabolizzare l'escursione e ci giunge notizia di una  tradizione che si svolge proprio nel borgo di Castroreale e proprio il 23 Agosto di ogni anno! Si tratta della festa del Cristo Lungo (“U Signori longu” nel dialetto locale).

E’ una tradizione che occupa, sin dalla metà del XIX secolo il posto principale nel borgo, certamente per il suo significato religioso-folcloristico, ma anche per la grande affluenza di pubblico, che giunge da tutte le parti.

L’istituzione della festa risale al 1854, l’anno in cui una terribile epidemia di colera infierì nella città di Messina, falciando, nello spazio di appena due mesi, circa trentamila persone. Alle prime avvisaglie del male molti messinesi avevano cercato di sfuggire al contagio riparando nelle campagne e nei paesi più vicini della provincia. A Castroreale giunse fra gli altri la signora Giuseppina Vadalà, moglie del cittadino messinese Orazio Nicosia, che allora vi risiedeva per ragione d’impiego. Appena giunta, la signora si rivelò già colpita dal male e la notizia, diffusasi rapidamente tra la popolazione, che fino a quel momento era rimasta immune, seminò allarme e costernazione. Si pensò di ricorrere in quel grave frangente all’aiuto divino, portando in processione il simulacro del Crocifisso venerato nella chiesa di S. Agata, al quale il popolo era solito ricorrere nelle varie calamità. Era il 25 agosto. Quando la processione giunse presso la casa, in cui abitava il signor Nicosia, questi , allontanandosi dal letto, su cui giaceva la moglie ormai moribonda, assistita da un sacerdote, andò ad inginocchiarsi sul balcone e, volgendo gli occhi pieni di lacrime alla sacra immagine, implorò il miracolo. In quel momento sentì la voce della moglie, che da qualche ora non parlava più, e, corso al capezzale, la trovò seduta sul letto e come tornata alla vita.

I festeggiamenti durano tre giorni e si aprono nel pomeriggio del 23 agosto con la traslazione del Crocifisso dalla chiesa di S. Agata alla Chiesa Madre, dove rimane esposto al culto fino al pomeriggio del 25 successivo, quando viene solennemente riportato in processione alla sua chiesa.

La croce così inalberata raggiunge l’altezza di circa quattordici metri e supera tutti gli edifici (ad eccezione della Chiesa Madre, all’interno della quale, con la sua estremità superiore sfiora quasi le travature del tetto della navata centrale) quindi, vista da vicino, fa un certo effetto:
 


Tra l’altro si tratta di una manifestazione religiosa che ho trovato tutt’altro che bigotta… non c’e’ un eccesso "di Chiesa" e quindi e’ anche piacevole da guardare!

Il trasporto processionale per vie che presentano notevoli pendenze è basto su un complesso gioco di equilibrio reso possibile dal sostegno delle pertiche suddette, che puntellano l’altissima croce durante il percorso in salita e in discesa. L’emozionate processione si muove quindi con grande compostezza e assai lentamente e tiene col fiato sospeso i fedeli e i turisti che accorrono numerosi a vederla.
 






Ecco un piccolo video che ho girato in loco:
 





Le giornate successive decidiamo di prenderci un po’ di relax e sperimentare il mare e le spiagge della zona; in fondo siamo in Sicilia, no?
Puntiamo verso Oliveri e decidiamo di soggiornare presso lo stabilimento balneare Le Ancore (E' possibile consultare la Recensione del Locale nella sezione "Recensioni" del Sito Web).

Una volta giunti in prossimità della riva si inizia a lacrimare di gioia.
Viene voglia semplicemente di chinarsi e bere l’acqua per quanto questa risulti essere bella, limpida, pulita e trasparente: uno spettacolo incantevole.
 


Temendo che l’acqua non sia calda (non siamo nell’adriatico) entro timidamente in mare in punta di piedi ma, con mia grande sorpresa, rilevo una temperatura dell’acqua ideale per il bagno!
Qui ragazzi non si scherza: le montagne, capeggiate dal Santuario di Tindari, sono li… ben delineate sull’orizzonte di un cielo blu che più blu non si può. Le montagne si affossano in mare e lo spettacolo è mozzafiato.
Impossibile non tuffarsi.
 


Lo stabilimento balneare si difende piuttosto bene (qui le strutture non sono come in Romagna è ovvio) ma con un mare del genere, un clima perfetto (caldo asciutto) e un'arietta fresca che accarezza la pelle… si sorvola volentieri su qualche mancanza rilevata dal punto di vista della logistica.

L’auto è ridotta uno schifo (qui parcheggiare in spiaggia non è un eufemismo… significa proprio parcheggiare l’auto sulla sabbia dove c’è la spiaggia):
 


Sulla via del ritorno meglio dare una passata; tra la salsedine e la sabbia meglio non correre rischi:
 


Decidiamo di dare un'occhiata anche a Calderà: il 16 Agosto, nel giorno in cui la chiesa ricorda la figura del Santo San Rocco patrono della frazione, ha luogo una processione del simulacro del Santo per le vie del paese.

Arriviamo nel pomeriggio PRIMA dell’inizio di tutta la giostra e visitiamo Piazza delle Ancore: bella.
 




Acquisto in loco la famigerata Coppola (!) e mi dedico all’assaggio della tipica granita Siciliana accompagnata dall’immancabile brioche:
 





Nei giorni successivi alcuni amici ci invitano ad una cena presso la località Terme Vigliatore.
Appuntamento in città e come prima cosa (mentre mi si viene stretta la mano) mi viene chiesto che tipo di auto ho e se dispongo di una trazione integrale.
Inizia a farsi strada, nella mia mente, che da queste parti percorrere le strade con un'auto normale sia davvero un’impresa ardua.

I padroni di casa iniziano ad imboccare stradine sempre più strette a bordo di un Land Rover carico come un mulo e la salita si fa talmente ripida che l’auto, ogni tanto, sgomma in salita con una ruota qua e la!

Provo solo lontanamente ad immaginare di percorrere una strada del genere in condizioni di pioggia… e capisco perchè da queste parti le processioni dei Santi siano tanto diffuse…

Una volta oltrepassato il cancello dell’abitazione mi ritrovo in un posticino fantastico; una sorta di villino in cima al mondo con vista a 180 gradi e il tramonto che sta per consumarsi sul mare…
 






In Sicilia, ovunque ci si trovi, si mangia sempre POCO e soprattutto si sta a tavola POCO.
Un pranzo od una cena configurata senza almeno antipasto + due primi + due secondi viene considerato uno spizzugo.

La cena si conclude del tipo che ci si ritrova a letto alle 2 di notte… e nei giorni successivi urge, di nuovo, un po’di relax.




Decidiamo di visitare Punta Marinella, una riserva naturale istituita nel 1998, alla quale si accede solo con un battello partendo dalla zona di Oliveri (oppure con uno degli innumerevoli yacht che ho notato ancorati in zona…).
 


Si giunge in questo bellissimo lembo di terra dove non c’è nulla: solo spiaggia, mare ed una vista mozzafiato (quindi, in realtà c’è TUTTO quello che serve).

Visitiamo un po’ tutto il lembo di terra e scatto alcune foto delle zone più belle:
 




















Camminare così a lungo su questa spiaggia dove, al posto della sabbia, è presente questa roccia sottile frantumata è davvero stancante… e si arriva alla fine del pomeriggio cotti!

Mentre guido mi si chiudono gli occhi e spero di portare a casa la pelle mentre percorro queste stradine strette con pazzi furiosi che arrivano a cannone su per le salite (è l’unico modo per riuscire a farle) tagliando la strada e non rispettando le precedenze!




Giusto per sperimentare “un’alternativa marittima” puntiamo sulle rive di Milazzo, vivace cittadina della zona: qui girano più soldi (grazie alla raffineria che è presente in zona) e la gente si muove spensierata e felice: una sorta di Rimini locale per intenderci.

Lo stabilimento balneare che decidiamo di visitare è lo Stone Beach (E' possibile consultare la Recensione del Locale nella sezione "Recensioni" del Sito Web) e devo dire pare che mi pare proprio di aver fatto la scelta azzeccata: un posticino elegante e ben organizzato dove vengono messi a disposizione ogni genere di comfort.
 






Una volta procurati lettini e ombrelloni si scende verso la spiaggia e… ancora una volta si rimane estasiati per la qualità del mare che qui sembra davvero una piscina privata con acqua limpida e trasparente.
 


La temperatura è leggermente più bassa rispetto quella della spiagge di Oliveri ma comunque sufficiente per godersi un bel bagno in totale relax sempre… al cospetto delle Isole Eolie (scusate se è poco).

Ci concediamo un pranzetto preso lo Stabilimento e devo dire… non mi aspettavo una qualità del genere! Qui si mangia davvero bene e può tranquillamente valer la pena passare in loco anche solo per il pranzo.
Abbiamo assaggiato la specialità locale: il pane cunzatu disponibile in tantissime varietà: una delizia per il palato!
 




Passeggiare in “riva” qui non è possibile: la particolare conformazione della spiaggia (spiovente sul mare) e la presenza di ghiaia molto fine rendono impossibile la classica passeggiata: qui non sanno nemmeno di cosa si tratti e nessuno – dico nessuno – si sogna di farlo.
Qui il mare la fa da padrone e tutti ne beneficiano abbondantemente anche se (piccola curiosità) non molti Siciliani sanno nuotare: il nuoto qui non è diffuso culturalmente ed è una cosa piuttosto curiosa.

I parcheggi auto sono molto... "originali":
 






… e bisogna fare attenzione alla guida: ci vogliono 1000 occhi e 1000 attenzioni per non foraggiare il proprio carrozzaio con continue elargizioni di denaro sonante.





Oggi ci dirigiamo proprio verso il Santuario di Tindari, ossia quella "piccola chiesetta" che, ormai da sempre, ci sovrasta da lontano mentre ci tuffiamo in mare.

La Basilica Santuario di Maria Santissima di Tindari o santuario di Tindari o si trova indovinate un po' a Tindari, frazione di Patti, nella città metropolitana di Messina. Sorge sulla sommità del colle omonimo e domina i laghetti di Marinello inseriti nell'omonima riserva naturale orientata (i laghetti che avevamo visitato alcuni giorni prima e che ho immortalato dall’alto questa volta):
 


L'edificio non e’ male… e sia all’interno che all’esterno si vede volentieri:
 










L’auto si parcheggia alla base del Santuario e si utilizza una navetta (non e’ possibile coprire il tragitto finale in auto) che porta nei pressi del Santuario; altri due passi in salita e si arriva.

Di tutta la visita del pomeriggio (la bella vista offerta dall’alto, l’interno della chiesa comunque molto suggestivo, ecc…) quello che assolutamente e’ da non perdere e’ una cena presso il ristorante La Locandina (E' possibile consultare la Recensione del Locale nella sezione "Recensioni" del Sito Web): si tratta di un’esperienza culinaria che non ci si deve far scappare, fidatevi di me!
Un Ristorante come ce ne sono pochi: tutto perfetto con qualità ai massimi livelli…




In questi giorni in cui abbiamo sempre avuto dinnanzi a noi le Isole Eolie (sono onnipresenti dalla spiaggia); ci cominciamo ad incuriosire e decidiamo, quindi, di darci un’occhiata un po’ più da vicino: pianifichiamo la visita alle isole di Lipari e di Vulcano, le più vicine…
 


Le principali “navette” che portano alle Isole Eolie partono dal porto di Milazzo… dove è d’uopo parcheggiare in garage custoditi (privati) all’interno dei quali occorre lasciare le chiavi ai proprietari che ti dicono “tranquillo, ci pensiamo noi”.
Se, invece, si desidera parcheggiare con una modalità diversa (non esiste che io lasci le chiavi della mia auto ad un estraneo) le cose cambiano parecchio e il parcheggio diviene improvvisamente un incubo: tutti i posti disponibili sparsi per le vie della città (strisce blu o strisce bianche che siano) hanno il vincolo del disco orario per un massimo di due ore!
Ma la soluzione c’è e pare proprio che nessuno ci abbia pensato (strano a dirlo ma è così): ho scovato un parcheggio di un piccolo centro commerciale esattamente qui: N38 12.786 E15 14.578
Ovviamente è un parcheggio non custodito (c’è tanto di cartello) ma è senz’altro il posto più figo di tutta la zona porto!

Ci imbarchiamo e via: destinazione Lipari.
La motonave su cui viaggiamo… inizia ad accelerare in modo piuttosto deciso e, da subito, ho la sensazione di procedere piuttosto velocemente. Quando, poi, volgendo lo sguardo all’orizzonte mi raffronto con i MOTOSCAFI che ci affiancano (che non riescono a starci dietro) acquisisco la certezza che quel pazzo del comandante spinge la nostra motonave a velocità folli tanto da riuscire a raggiungere, dal porto, l’isola di Lipari in meno di 60 minuti!
 


Passando in prossimità dell’isola di Vulcano i motori entrobordo (sicuramente originali) vengono rilassati per qualche istante e c’è il tempo per fare qualche bellissimo scatto.
 






E poi via: di nuovo a cannone!

Nel paese principale, che porta lo stesso nome dell'isola, la via più frequentata è Corso Vittorio Emanuele, conosciuta dagli abitanti semplicemente come "Il Corso". La strada più caratteristica è però Via Garibaldi, da cui si dipartono numerosi vicoli.
Giungiamo a Lipari e visitiamo la zona “del castello” (non c’è un vero e proprio castello ma una zona dentro le mura).
 






La vista, dall’alto, è interessante.
 


Presenti, il loco, moltissimi “gatti eolici”:
 






Proprio sul porto facciamo un dentro e fuori in una specie di museo dove viene proposta una rappresentazione in miniatura dell'isola... niente male:
 







Arriviamo a Vulcano sani e salvi e sbarchiamo…

Interessante la storia di quest’Isola: verso la fine dell'ottocento, infatti, un certo James Stevenson (ricco signore di Glasgow) si interessò all'acquisto dello zolfo che l'isola era in grado di fornire (Glasgow era interessato all'esportazione verso il Regno Unito e la Francia) e per i lavori venivano utilizzati i coatti, prigionieri condannati ai lavori forzati, alloggiati alla meno peggio in dei “cameroni”, tuttora esistenti.
Ma la notte del 3 agosto 1888, l'eruzione del Vulcano terrorizzo a tal punto la povera moglie dello Stevenson (!) che questa lo obbligò ad abbandonare l'isola e a fare ritorno in Scozia.
Solo dalla fine dell'800 cominciarono ad arrivare dalla Sicilia i primi contadini in cerca di fortuna; Vulcano, in ogni caso, si cominciò a popolare nel vero senso della parola solo nel XX secolo (soprattutto nella zona porto) con la presenza di pochissimi nuclei familiari provenienti dalle coste siciliane e dalla vicina Lipari.
Intorno al 1950 Vulcano iniziò ad essere frequentata da turisti, che oggi costituiscono la maggiore risorsa economica dell'isola.

L’isola è famosa per una particolare spiaggia di colore nero… dove l’acqua del mare è investita da alcuni geyser subacquei che regalano l’effetto termale naturale:
 




Particolare la conformazione dell’isola:
 






E' addirittura possibile fare un bagno di fanghi in una piccola piscina a cielo aperto (ovviamente è probabile che, poi, il costume si a da buttare):






Nuova escursione: siamo diretti verso “la Piscina di Venere” in zona Milazzo.

Si tratta di un percorso dislocato sul Promontorio di Capo Milazzo, che porta alla stupenda Piscina di Venere: un laghetto marino inserito in un ambiente meraviglioso.
 


E’ una sorta di passeggiata ambientale con vista panoramica sui versanti del promontorio e sul mare, alla cui destra spicca l’inconfondibile e chiara sagoma del faro di Capo Milazzo.

Si inizia percorrendo un sentiero che confina con una discoteca da paura dove è possibile gustare un aperitivo in compagnia di una vista sul mare che, davvero, non è facile superare in bellezza.

Il sentiero è costeggiato da ulivi e cactus…
 




La vista che appare, proseguendo verso l'alto, è davvero una meraviglia:





Continuando ci si imbatte in una scala letteralmente incastonata nella roccia:





La fatica per la salita (e la discesa) lungo questi scalini – poco più di duecento – viene addolcita solo in parte dalla vista dell’ambiente circostante… ma il paesaggio è davvero bello e, ora che mi ritrovo a descriverlo e che sono lontano dalla fatica fatta, affermo che ne è valsa assolutamente la pena.

Una volta giunti a quota mare ecco che appare alla vista una sorta di piscina naturale, colma di acqua marina tiepida, incassata tra le rocce.

Sembra una piccola oasi di un ipotetico paradiso terrestre.







Entrare in acqua dopo l’escursione è una goduria!
Ma… occorre fare attenzione a non scivolare: per essere al top bisogna indossare le scarpette da scoglio (come fanno i locali!).





L’acqua della “piscina” è in comunicazione, con un piccolo lembo, con il mare e quindi è garantito il ricambio dell’acqua.

Il fondale è irregolare e ci sono dei punti dove non si tocca… tanto bello quanto insidioso!

Un'esperienza fantastica!




Nel tragitto di ritorno affrontiamo la traversata di notte: imbarco a Messina alle 23.30 per poi sbarcare, a Salerno, la mattina verso le 8.
 


Questa volta abbiamo prenotato un posto alla poltrona e mentre quasi tutti i passeggeri dormono… io non “spreco tempo” e, in compagnia del mio inseparabile Think, scrivo queste righe che sono ancora fresche nella memoria:
 


... nel mentre... penso che il viaggio meglio di così non sarebbe potuto proprio andare!




 



 


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